giovedì 4 febbraio 2016

Detroit, una fabbrica abbandonata, di Philip Levine

Detroit, una fabbrica abbandonata
 
I cancelli incatenati, la recinzione di filo spinato è lì
 come un'autorità di metallo contro la neve
 e questo grigio monumento al senso comune
 resiste alle stagioni. Ancora carica questa recinzione
 delle paure di sciopero, di protesta, di uomini uniti
 e della lenta corrosione delle loro menti.
 
 Al di là, attraverso le finestre rotte, si vede
 dove le grandi presse si sono fermate fra un colpo e l'altro
 e così, sospese nell'aria, restano prese
 al margine certo dell'eternità.
 Le ruote di ghisa sono ferme; si contano i raggi
che il movimento sfuocava, i montanti che l'inerzia
                       combatteva,
 
 e si calcola la perdita del potere del potere umano,
 lento ed esperto, la perdita di anni,
 il graduale declino della dignità.
 Uomini vivevano in queste fonderie, ora dopo ora;
 nulla di ciò che hanno forgiato è sopravvissuto agli
ingranaggi arrugginiti
 che sarebbero potuti servire a macinare il loro elogio.

Philip Levine
Una semplice verità
Traduzione di Claudio Bellinzona
 
 
 
Panic in Detroit,
una via di rottami negli USA;
quanto vento, quanto tempo,
assiomi sconfitti, distrutti
da ruggine e polvere...

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