giovedì 25 febbraio 2016

Nei giorni di pioggia, di Luis García Montero

Nei giorni di pioggia
 
 Ci visita l’amore. La casa possiede
 una memoria cieca
 di sole sulle braccia
 e la passione, arida d’erba, sulla pelle.
 Dobbiamo veramente abbracciarci
 in questa mattina grigia d’ogni nostalgia
 e patteggiare con la luce
 che comincia a disturbarci
 sotto le porte
 come un guardone nascosto
che dobbiamo sopportare.
 Sono troppe cose.
 Si vede che il tempo vola indifferente,
 a noi estraneo
 che abbiamo parlato tanto della vita
 per giungere in tempo ai suoi occhi aperti,
 al suo capezzolo rosato
 e alla bella volta dei corpi
 che cercavamo insieme,
 impetuosamente,
 aprendo cerniere
 con l’impazienza propria degli innamorati.
 Il sole
 che sembra l’esitante carne delle tue labbra
 si avvicina strisciando e mi ricorda
 che è ancora possibile rincorrerci
 mentre si spengono lente le ultime stelle.
 Prima che tu nascessi ed io nascessi
 qualcuno dovette vivere in queste stanze,
 sopportarle come le settimane,
 riempirle di desideri realizzati a metà.
 Gente di solitudine.
 Forse sarà tutto valso
 se un giorno...
Noi
 ormai niente abbiamo creato, neppure un focolare.
 È più saggio l’amore quando nasce,
 quando si incomincia a sentire il mattino,
 per il lungo, deserto cammino della tua pelle.

 Luis García Montero
Traduzione di Gabriele Morelli
La poesia complice
 
Gustave Caillebotte
Parigi in un giorno di pioggia
 
quando piove tutto scompare,
arrivano le nubi, anche dentro di noi;
la pioggia dilava, come il pianto
trova sfogo la noia in un sentimento...

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