lunedì 17 luglio 2017

Gramigna, di Giorgio Bàrberi Squarotti

Gramigna

 
Nell’orto, il vecchio professore strappa
la
gramigna, le radici delle viti
selvatiche, ossa e crani un po’ sbrecciati,
poi il turgore ardente per coltivare
delle fragole, fragilità
candida di un ciliegio, la speranza
delle
future mele rosse, l’oro
dei fiori, dell’alloro, il melograno
e tutte le altre immagini del tempo
ch’egli crede con la primavera
trionfalmente si rinnovi. Oh fede
vana della ragione più che voce
vuota n
ell’ombra di un cespuglio debole,
neppure appare un nome che lì voglia
mostrarsi un poco per fargli capire
che il tempo non esiste, ma soltanto
l’attimo eterno del bel corpo nudo.


Giorgio Bàrberi Squarotti
Firenze, 28 aprile 2002
 
 
sentirsi a disagio, erba cattiva
in contesti che non pensano e non sanno,
trovarsi in disparte, risoluti e soli
questo siamo, ogni tanto, nel mondo...

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