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martedì 24 novembre 2015

Terrore, di Arturo Graf

Terrore
 
Quando la mente mia sogna l’eterno
E l’infinito, tal mi va per l’ossa
Un gelo, o caro focolar paterno,
Che non v’è fiamma che scaldar mi possa.
Sì che ogni altro terrore onde commossa
Fu già la mente giovanil, l’inferno
Senza riscatto, l’esecrabil fossa,
Ora di contro a quel parmi uno scherno.
Ogni più dolce e caro intimo affetto
Dentro a questo pensier mi si dissolve
Come in ciel di brumajo onda di fumo.
Così vivo e mi sfaccio e mi consumo,
La notte il bujo, il dì guardo la polve,
Piego le braccia neghittose e aspetto.
 
Arturo Graf
 
 
momenti così duri, pesanti,
non penso a me stesso,
penso ad altri, al timore;
ci vogliono togliere futuro...

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