sabato 18 marzo 2017

Certi alberi, di John Ashbery


Certi alberi

Questi sono stupefacenti: accosto
ciascuno al vicino, come se il discorso
fosse una messa in scena silente.
Dandoci stamane casualmente

appuntamento così tanto via
dal mondo quanto in armonia
con esso, io e te
siamo d’improvviso ciò che

gli alberi cercano di dirci
che siamo: che il loro mero esserci
ha significato; che potremo toccare
presto, e amare e spiegare.

E lieti di non avere inventato
noi tale grazia, ne siamo circondati:
un silenzio già colmo di rumori,
una tela su cui affiori

un coro di sorrisi, d’inverno, un mattino.
Posti in una luce sconcertante, e in cammino,
i nostri giorni indossano una tale reticenza
che questi accenti paiono la loro
                         stessa resistenza.
 
John Ashbery
Traduzione di Damiano Abeni e Moira Egan
 
 
 
alti fusti ombreggiano resorgive
e strade della mia giovinezza,
un carro pieno di fieno, un cavallo,
due giovani falci già vecchie...

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