mercoledì 22 febbraio 2012

I mattini passano chiari
e deserti. Così i tuoi occhi
s'aprivano un tempo. Il mattino
trascorreva lento, era un gorgo
d'immobile luce.
Taceva. Tu viva tacevi; le cose
vivevano sotto i tuoi occhi
(non pena non febbre non ombra)
come un mare al mattino, chiaro.

Dove sei tu, luce, è il mattino.
Tu eri la vita e le cose.
In te desti respiravamo
sotto il cielo che ancora è in noi.
Non pena non febbre allora,
non quest'ombra greve del giorno
affollato e diverso. O luce,
chiarezza lontana, respiro
affannoso, rivolgi gli occhi
immobili e chiari su noi.
E' buio il mattino che passa
senza la luce dei tuoi occhi.

Cesare Pavese


silenzi mattutini, grandi,
mentre fuori ancora crepuscola,
quando l'odore di caffè è tutto;
mille miglia e mille volte,
quando il sonno è lontano
ma il corpo è stanco
mi piace, di tanto intanto,
 sorseggiare me stesso...

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