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mercoledì 2 settembre 2015

In fondo al mio cannocchiale, di Léopold Sédar Senghor

 
In fondo al mio cannocchiale
 
In fondo al mio cannocchiale, i pescatori la rete
I pescatori che cantano insieme, incedendo ritmati
Paralleli asimmetrici, i pescatori sulla spiaggia
Nel prodigio del mare, ove tutti i pesci fioriscono.
 
In fondo al mio cannocchiale, i pescatori paralleli e nudi
E i loro muscoli lunghi sono ritmati, e belli come statue
di basalto.
E le donne che elogiano, e quelle che vibrano, come i curvi
profili dei colli
I loro valloni profumano più delle gole di Tyamassass.
 
Ah! se solo potessimo essere, e tu qui, nella nudità così limpida
dei tempi anteriori
Che giochino i nostri muscoli nella gioia, nelle gambe nei petti
Che ardano pure passioni, fuoco di sterpi a notte
Nella trasparente bellezza dei corpi d'ambra di bronzo cupo,
dei cuori di muschio.
 
Léopold Sédar Senghor
Da Lettere d'inverno
Traduzione di Roberto Rossi Precerutti
 
 
nel mio binocolo solo distanze,
quelle vaste, che non si colmano mai;
vedo lontano cose che amo,
cose che vorrei ma non posso...

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