domenica 12 giugno 2011

L’incubo

Sogno un antico re. Di ferro
è la corona e morto lo sguardo.
Non ci sono più di queste facce. La ferma spada
lo rispetterà, leale come il suo cane.
Non so se è di Northumbria o di Norvegia.
So che è del Nord. La folta e rossa
barba gli copre il petto. Non mi getta
uno sguardo, il suo sguardo cieco.
Da quale spento specchio, da quale nave
dei mari che furono la sua avventura,
sarà spuntato l’uomo grigio e grave
che mi impone la sua antichità e la sua amarezza?
So che mi sogna e che mi giudica, eretto.
Il giorno entra nella notte. Non se n’è andato

Jorge Louis Borges

Angelo Galeazzi incubo

la scena cambia ogni volta e sbiadisce
Trismegisto agita formule dimenticate
e la pietra mantiene forma e sostanza
in un attimo sobbalzo e mi sveglio
madido di un incubo cattivo mi alzo
impaurito da tutto, vomito e singhiozzo;
le idee si riorganizzano in chiari recinti,
mi riapprprio del sogno e riprendo
come in flashbacks impietosi...
la mattina e la luce mi danno tregua,
il caffè mi riporta al reale...
meno male

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