domenica 7 settembre 2014

Fantasmi, di Arturo Graf

Fantasmi
 
Mezzanotte: fremendo l’oriuolo
I lenti squilli nel silenzio esala;
E mezzanotte; pensieroso e solo
Io seggo in mezzo alla profonda sala.
Splende d’un lume abbacinato e fioco
Delle finestre il gotico traforo;
Come una nebbia di stemprato foco
Raggian nel bujo i lacunari d’oro.
Nel ciel cui spazza il gelido rovajo,
Dietro i frastagli d’una guglia bruna,
Come uno scudo di forbito acciajo
Il disco sale della colma luna.
E mezzanotte; una mortal quiete
Il freddo e sonnolento aere ingombra;
Un organo s’addossa alla parete,
E con le terse canne allista l’ombra.
Io guardo innanzi a me lo steso arazzo,
E a poco a poco, trasparenti e pure,
Veggo apparir sul fondo pavonazzo,
Colorirsi e passar care figure.
Larve di donne innamorate e morte,
Coronate di gigli e d’amaranti,
Belle, soavi, in dieta estasi assorte,
Piene di carita nei lor sembianti.
Passan lente e leggiere, in compagnia,
E tornano a vanir nell’aer scuro;
Io veggo la dipinta anima mia
Istoriarsi a mano a man sul muro.
L’organo si ridesta; entro le cave
Trombe gorgoglia un gemebondo fiato;
Trema un canto nell’aria arcano e grave
 
Arturo Graf
 
 
ritornano come pensieri,
volti indistinti passati o finiti,
riempiono cuori ed anime
a volte fanno piangere,
spesso si sorride.

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