martedì 22 novembre 2016

Il mio focolare, di Henryk Ibsen

Il mio focolare
 
Tutto è calmo nella mia casa. Fuori la strada è senza rumore;
eccomi vicino alla lampada che ha il paralume abbassato.
La stanza è immersa in una dolce ombra.
Giungono i miei fanciulli e le loro teste graziosamente inclinate
sono avviluppate dal fumo del mio sigaro.
 
Giungono in folla, creature di sogno,
fanciulli allegri e graziose fanciulle.
La loro fronte brilla come dopo il bagno,
e gaiamente, follemente,
attraversiamo i regni della gioia.
 
Ma nel momento nel quale il nostro piacere è più vivo,
il mio sguardo cade accidentalmente sullo specchio.
Ed ecco che io vi scorgo un ospite triste e severo,
un uomo dagli occhi plumbei, dal panciotto tutto chiuso,
che porta le pantofole di feltro, se non erro!
 
Mi sembra che un greve silenzio si sia steso sulla gaia folla.
Uno dei fanciulli mette il dito sulla bocca,
un altro rimane stupidamente sorpreso.
Non sapete dunque che in presenza degli estranei
anche il più sfrontato monello perde la sua sicurezza?

Henryk Ibsen


GIUSEPPE MAGNI  
(Pistoia, 1869 - Firenze, 1956)
"Focolare domestico"
e mi rintano in un angolo,
caldo cantuccio sicuro;
il mio focolare ancora cova
sotto la tiepida cenere... 

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