giovedì 15 marzo 2012

SOGNO D'OMBRA

Rantolo d'avo, rantolo d'infante.
Par l'uno il cigolìo d'un abbaino
a cui percuota l'aquilone errante:

l'altro e come a fior d'acqua un improvviso
vanir di bolla, donde un cerchiolino
s'apre ogni volta e scivola nel viso.

Vissero. Quanto? le pupille fisse
chiedono. Uno la gente di sua gente
vide; l'altro, non sé. Ma l'uno visse
quello che l'altro: un sogno d'ombra, un niente.

Giovanni Pascoli
Myricae


lunghe feritoie del buio
invitano a luoghi e distese
in cui essere liberi, vivi;
nel quantum del tempo
ritrovo lo spazio e storno
dal viso le ombre notturne...

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